• Verso i sei mesi il bambino comincia a mostrare il riflesso di masticazione: questo in pratica significa che se introduce in bocca un cibo solido, tende a masticarlo, piuttosto che a spingerlo fuori con la lingua sputacchiandolo, ed è in grado di deglutirlo.

    Altri segni che il bambino è pronto sono un buon coordinamento mano-occhio-bocca, che gli permette di afferrare da solo qualcosa e portarlo alla bocca, e la capacità di controllare i muscoli della parte bassa della schiena, che gli permette di stare seduto eretto senza bisogno di sostegno.

    Un altro segno, ovviamente, è che si mostri interessato al cibo che mangiate “voi grandi”, che non rifiuti qualche assaggio e che sia in grado di dire “no” e di farsi capire.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Nella prima metà del primo anno il bambino ha il riflesso di suzione e non di masticazione. Questo significa che è in grado di succhiare e deglutire, ma non di gestire in bocca cibo più denso o pezzetti di cibo solido. Tende quindi a “poppare” anche il cibo solido, con il risultato che in genere lo sputa fuori o può andargli di traverso. Questo è il motivo per cui le prime pappe in genere vengono proposte dalle industrie in forma completamente omogeneizzata: perché il bambino possa quasi “berle”. Con il bambino più grande, che ha sviluppato il riflesso di masticazione, anche se non ha i dentini, questo non è più necessario. La cosa importante è che tu tenga d’occhio il bambino mentre mangia, specie i primi tempi, per vedere come se la cava con il cibo nella bocca, e poter intervenire prontamente per toglierglielo dalla bocca, se vedi che tende a mandarlo di traverso. La maggioranza dei bambini, comunque, è ben attrezzata per difendersi dal rischio di soffocamento, e tende a sputare, tossire o vomitare appena un boccone va dove non deve andare. Alcuni bambini semplicemente mettono le dita in bocca e “risistemano” il boccone al posto giusto, al centro della lingua!

    Anche se l’eventualità di un boccone per traverso è molto remota, esiste una manovra anti-soffocamento che è comunque necessario conoscere (anche per aiutare eventualmente un adulto, non solo un poppante). Puoi chiedere al tuo pediatra di fartela vedere, frequentare appositi corsi (anche gratuiti) o cercartela on line. Noi ti suggeriamo poi di insegnarla tanto al papà quanto ad eventuali fratelli più grandi, così come ai nonni e alla baby sitter. Speriamo che non succeda mai di doverla adoperare, ma meglio essere preparati.

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  • Se continui ad allattarlo a richiesta, la maggioranza del nutrimento la ricaverà comunque dal tuo latte. Avrà bisogno anche di altri cibi, ma le quantità necessarie a un bambino nel primo anno di vita sono sorprendentemente piccole, spesso molto meno della metà di quanto gli adulti si immaginano che debbano essere. Ecco perché inizialmente si parla di cucchiaini, e non di scodelle. L’importante è che quel poco che mangia sia cibo di qualità e quanto più possibile vicino allo stato naturale.

    È possibile che alcuni bambini con tendenze allergiche tendano a rimandare l’incontro coi cibi solidi per salvaguardarsi da alimenti che potrebbero provocar loro delle intolleranze.

    Per sapere se tuo figlio si nutre a sufficienza, proprio come quando lo allattavi esclusivamente, potrai fare affidamento più sulla sua crescita e salute generale, piuttosto che guardare la quantità di cibo che ha mangiato. Controlla che cresca regolarmente anche in altezza (anche se la sua crescita non sarà così rapida come nei primi mesi), e che progredisca nel suo sviluppo psicomotorio; il pediatra potrà verificare che sia in buona salute e che non presenti sintomi di anemia, tutti segni che tuo figlio si sta nutrendo adeguatamente. Non c’è bisogno di forzare un bambino a mangiare, ma è importante verificare che riceva tutti i nutrienti di cui ha bisogno.

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  • A volte il bambino si diverte con il cibo: lo maneggia, lo lancia per terra, ci pasticcia, ma non ama farsi imboccare. Inoltre i bambini più irrequieti non reggono troppo a lungo fermi sul seggiolone, specie se mangiare diventa un fatto passivo, cioè venire imboccati.

    Il bambino ha bisogno di esplorare con le sue mani ogni cosa nuova, e toccare il cibo, afferrarlo da solo e portarlo alla bocca è una parte importante del processo di apprendimento al mangiare, che implica non solo il nutrirsi, ma anche imparare ad apprezzare il cibo, gustarne i diversi sapori e consistenze e godere della compagnia di altre persone che a loro volta mangiano, piuttosto che essere impegnate a nutrirlo. A volte il bambino che “rifiuta il cibo” sta in realtà solo rifiutando di essere imboccato: ha bisogno di fare da solo. Quando il bambino mangia da solo, con le sue mani, certamente parte del cibo finisce a terra o spalmato in faccia e sul seggiolone; d’altra parte non c’è il rischio di forzarlo a mangiare più di quanto necessiti, cosa che a volte può accadere se il bambino impara a farsi imboccare passivamente.
    Mangiare da sé è il più importante fattore di protezione dell’autoregolazione alimentare, asseconda il senso di fame e sazietà del bambino e previene quindi il rischio di sovralimentazione.

    Certo, se lasci che tuo figlio mangi con le mani, il pasto può trasformarsi in un gran pasticcio... Prova a minimizzare il tuo lavoro e a contenere le azioni più deleterie di tuo figlio stendendo un giornale per terra, sotto il seggiolone, e mettendo a tuo figlio un bavaglino “integrale” oppure un camicione “da pappa” (ne puoi anche fabbricare in casa con le vecchie T-shirt del papà, opportunamente dotate di elastici al collo e alle maniche). Inoltre offri sempre il cibo in piccole quantità, per avere meno sprechi, e tieni la tazza o il bicchiere vicino a te, così imparerà ad allungare la mano quando ha sete e rovescerà il contenuto meno spesso.

    Quando tuo figlio sarà più grande, vorrà lui stesso imitare voi adulti e mangiare con le posate (magari all’inizio piazzando il cibo sulla forchetta con le sue manine!). La buona educazione si impara col tempo, per imitazione, se a tavola troverà un clima rilassato e sereno. Magari i primi tempi non avrai a tavola un lord inglese, ma in seguito potrai godere la compagnia di un bambino felice di consumare i pasti insieme agli altri, mangiando di gusto senza bisogno di essere imboccato, blandito o forzato, per la gioia di tutta la famiglia!

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  • L’allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vita del bambino e l’introduzione graduale dei cibi solidi, complementari al latte materno, possono essere importanti alleati del bambino per la prevenzione dei sintomi di alcune allergie. Nei primi sei mesi circa il sistema digerente è più permeabile al passaggio di possibili sostanze allergizzanti nel sangue e predispone maggiormente il bambino a reazioni di tipo allergico.

    Passati i primi sei mesi, non è necessario continuare a privare il bambino di tanti cibi. Diversi studi recenti mostrano che non è privando il bambino di cibi “a rischio” che si previene l’allergia a tali sostanze. Se il bambino è allergico ad una data sostanza, lo sarà a sei mesi come a tre anni, e rimandandone l’introduzione si rimanda semplicemente il momento in cui si presenterà la reazione allergica.

    Tuttavia ricorda che, anche se alcuni cibi suscitano reazioni più spesso di altri, potenzialmente qualunque cibo potrebbe essere allergizzante per un dato bambino, quindi non si può sapere in anticipo che cosa evitare. Pertanto ti conviene offrire a tuo figlio qualsiasi cibo con il quale tu voglia iniziare l’introduzione del cibo diverso dal latte, ed effettuare diete privative solo nel caso in cui insorgesse una reazione, come ad esempio eczema, orticaria, asma, eccetera.

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  • Sì, può capitare.

    Bisogna tener presente che nel secondo semestre di vita il bambino umano cresce più lentamente rispetto ai primi sei mesi. I bambini alimentati con la formula, a cui spesso vengono offerti i cibi solidi già nel quarto mese, tendono ad aumentare invece maggiormente di peso e si è visto che questo aumento precoce di peso è correlato ad un rischio di obesità negli anni successivi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006 ha messo a punto le nuove curve di crescita che rappresentano lo standard di salute nei primi anni; questo standard è stato definito osservando appunto la crescita di bambini alimentati nel modo normale per i cuccioli d’uomo, ovvero esclusivamente al seno nei primi sei mesi e poi allattati e nutriti con cibi sani. Queste tabelle sono consultabili sul sito dell’OMS a questo indirizzo: http://www.who.int/childgrowth/standards/en/
    Puoi verificare insieme al tuo pediatra se tuo figlio effettivamente stia crescendo meno di quanto potrebbe o se sia solo un’impressione.

    Se effettivamente sta crescendo troppo poco, smettere di allattare può peggiorare la situazione: infatti significherebbe privarlo di un alimento nutriente per preferirne uno di minore qualità. Succede a volte che il bambino abbia un arresto nella crescita proprio a causa dell’introduzione dei cibi solidi. Questo accade specialmente se il bambino è un “mangione”, cioè mangia grandi quantità di pappa e pertanto ha diminuito considerevolmente la quota di latte materno. Il tuo latte è il cibo normale e fisiologico, ricco e sostanzioso al punto giusto; se le poppate diventano troppo poche o troppo brevi, è necessario che i cibi solidi che mangia siano il più possibile ricchi di nutrienti: ferro, proteine e altri nutrienti essenziali. Quindi non si può sostituire uno o più pasti al seno con una semplice pappa di cereali.

    Se vedi che tuo figlio sta crescendo troppo poco, sappi che molte mamme recuperano la situazione rallentando il ritmo con cui propongono cibo solido e offrendo il seno sempre prima della pappa. Analizza poi insieme al pediatra i cibi solidi che prende per mettere a punto una dieta adeguatamente nutriente per lui.

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  • I capezzoli non si “logorano” con il tempo: ma è possibile che il problema che è insorto al capezzolo sia un eczema causato dal contatto con i residui di cibo che sono in bocca a tuo figlio quando si attacca per poppare. Prova a pulire la bocca di tuo figlio o a fargli bere un po’ d’acqua a fine pasto, prima che si attacchi al seno. Oltre a prevenire possibili eczemi, introdurrai la sana abitudine di “lavarsi i denti”.

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  • Quando durante la fase di introduzione dei cibi complementari il seno si ingorga, forse si sta procedendo troppo in fretta: il tuo corpo ti avverte che c’è bisogno di procedere più gradualmente e di non diminuire troppo in fretta la frequenza o la durata delle poppate.

    Non è necessario smettere di allattare quando si introducono i cibi solidi, ed è bene procedere in modo graduale per dare al tuo seno il tempo di adeguare la produzione alla minore richiesta di latte. I farmaci per “far andare via il latte”, sono sostanze molto forti, e molto efficaci se assunte nei primi giorni dopo il parto, quando la lattazione viene “stroncata sul nascere”; lo sono molto meno se assunte nei mesi successivi, in quanto non interrompono di colpo la produzione di latte né prevengono o risolvono un ingorgo già in atto.
    Non è necessario usare farmaci per diminuire la produzione di latte, basterà dunque ridurre le poppate con la sufficiente gradualità.

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  • Probabilmente ti sarà stato detto che se il tuo bambino poppa, non vorrà più mangiare. Non è così che funziona.

    Il bambino all’inizio non mangia perché sente fame, ma per curiosità: quindi il momento più adatto per proporgli i primi assaggi è proprio quando ha appena fatto uno spuntino al seno, ed è quindi soddisfatto e rilassato, pronto per le novità. Poppare e mangiare seguono due binari diversi e una cosa non interferisce con l’altra.

    Molte mamme offrono il seno al loro bambino prima del pasto in modo che non arrivi a tavola affamato e sia più propenso a sperimentare e assaggiare cibi solidi con consistenze e gusti diversi. Puoi offrire il seno al tuo bimbo anche dopo il pasto: questo gli permette di dissetarsi e di integrare ciò che ha mangiato, lasciandoti sicura che abbia assunto il nutrimento di cui aveva bisogno. Infatti i bimbi si autoregolano per istinto e se li assecondiamo senza forzarli sanno bene quando e quanto mangiare (come abbiamo fatto nei primi mesi allattandoli a richiesta, offrendo loro il seno senza guardare l’orologio ogni volta che lo chiedevano, fidandoci di loro).

    Saranno quindi sempre i nostri bimbi a farci capire quando vorranno poppare meno per mangiare più cibi solidi.

    Puoi anche aver sentito dire che, se ha appena mangiato, poppare gli può rovinare la digestione. Questo non è vero per il latte materno. Il tuo latte contiene enzimi che aiutano a digerire il latte stesso, ma anche qualsiasi altro cibo: quindi una poppata dopo il pasto può essere il “digestivo” che il tuo saggio bambino ti richiede per assimilare al meglio il cibo che gli hai offerto.

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  • Finché tuo figlio poppa al seno non ha bisogno di latte di altri animali: il tuo latte fornisce una “colazione” più che adeguata, con tutti i nutrienti, il calcio, le proteine, gli zuccheri che gli occorrono per crescere bene. Quando il tuo bambino non popperà più al seno, o quasi nulla, potrai proporgli una colazione nutriente secondo le abitudini della tua famiglia.

    Questo per alcuni significa il tradizionale latte con i biscotti (ma ricorda che il latte vaccino non va comunque dato prima che tuo figlio abbia compiuto un anno), ma può anche essere una colazione molto diversa, composta ad esempio da frutta, cereali, semi oleosi, o da uno spuntino a metà mattinata.

    Nessun tipo di cibo può sostituire in modo nutrizionalmente completo una poppata al seno, e nessun “latte” è l’equivalente del latte materno: in particolare, non è detto che una bevanda, solo perché è bianca e dolce e viene commercializzata come “latte”, abbia le stesse qualità nutrizionali. Molti latti animali (di capra, di asina, ecc.), che vengono reclamizzati come più “leggeri” o più “simili al latte materno”, non lo sono affatto, e non andrebbero offerti ai bambini umani. Alcuni “latti” vegetali, poi, come ad esempio quello di riso o di mandorla, sono assai poveri di proteine e altri nutrienti essenziali: nulla vieta di offrirli al bambino per colazione; ma non vanno considerati un pasto completo. Il bambino dovrà assumere in altro modo, nell’arco della giornata, i nutrienti che gli occorrono.

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  • Non è necessario “insegnare” a mangiare al bambino: come ogni cucciolo, ha in sé l’istinto di nutrirsi e mangiare i cibi solidi, quando è pronto a farlo. Naturalmente devi dargli un po’ di tempo affinché familiarizzi con le diverse consistenze e sapori e diventi abile a gestire il cibo solido in bocca.

    Mangiare non è una questione di abitudine, ma solo di pratica. Non c’è bisogno che i pasti siano sempre alla stessa ora, nello stesso posto, con le stesse modalità: sei libera di offrirgli il cibo solido nei momenti e nei modi che sono più comodi per te e per la tua famiglia. Il modo migliore è fare in modo che tuo figlio mangi quando mangiate voi: sarà così incuriosito e invogliato dal vostro esempio. Si possono offrire al bambino versioni più semplici degli stessi cibi che mangia il resto della famiglia. E non siete obbligati a stare in casa per il “rituale della pappa”: molti genitori portano con sé il bambino e mangiano con lui anche fuori casa.

    Le quantità di cibo inoltre, nei primi mesi di introduzione del cibo complementare, in genere sono talmente piccole che non è complicato portarsi dietro qualcosa di pronto; e in mancanza d’altro c’è sempre il seno che può ristorare e nutrire tuo figlio.

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  • Un modello spesso proposto quando arriva il momento del cibo diverso dal latte, è quello di sostituire man mano le poppate con dei pasti solidi. Questo schema si basa sul modello, già di per sé innaturale, dell’alimentazione a orari e con il biberon.

    Il modello fisiologico di introduzione di cibo diverso dal latte si basa invece su un affiancamento dei pasti solidi alle poppate, e non su una sostituzione. Il bambino allattato a richiesta spesso non ha un orario fisso per le poppate e nemmeno un intervallo fisso o un numero predefinito di poppate. Questo significa che puoi continuare ad offrire il seno a richiesta a tuo figlio in qualsiasi momento, proprio come prima, e proporgli i cibi solidi invece nei momenti che hai deciso tu - idealmente, nei momenti in cui mangia il resto della famiglia.

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  • In commercio esistono cibi espressamente preparati per la prima infanzia: privi di certe sostanze, ma arricchiti con vitamine e minerali. Sono in genere molto più costosi dei cibi normali, e vengono omogeneizzati finemente.

    Non è necessario che tu offra al bambino questi cibi, perché anche un buon assortimento di cibi naturali fornisce i nutrienti di cui tuo figlio ha bisogno; inoltre il bambino è perfettamente in grado di masticare con le gengive.

    Spesso il primo cibo che viene offerto al bambino è il brodo vegetale, ma non è indispensabile cominciare con quello: può andare bene qualsiasi cibo semplice, il più vicino possibile al suo stato originario, cotto semplicemente e senza grassi (lessato, al vapore, pentola a pressione, alla piastra), o anche crudo, come la frutta e alcuni ortaggi. Calcolando poi che le prime quantità di cibi solidi proposte (e mangiate) possono essere veramente microscopiche, un qualunque pezzo di cibo estratto dal vostro piatto può andar bene per incominciare a gustare consistenze differenti dal latte materno.

    Tieni anche presente che il tuo bambino allattato è un buongustaio, ha assaggiato in questi mesi (come prima nell’utero) moltissimi sapori di cibi che hai mangiato tu, per cui potrebbe proprio non accontentarsi di una farina lattea monosapore e preferire invece un pezzo di pasta con i broccoli (caso realmente accaduto!).

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  • Finché il bambino poppa regolarmente, riceve dal tuo latte la maggioranza del suo nutrimento, quindi non ha bisogno di grandi quantità di pappe, ma solo di piccole integrazioni di cibi ricchi di nutrienti, in particolare per fornire ulteriore apporto di ferro, il cui fabbisogno aumenta nella seconda metà del primo anno. Il ferro viene a volte aggiunto ai cereali e farine per l’infanzia, ma può anche essere ottenuto da alimenti come le verdure a foglia verde, la carne, il pesce, i legumi, la frutta secca.

    La vitamina C aiuta l’assimilazione del ferro, ma il tuo latte ne contiene in abbondanza, quindi finché il bambino ne assume buone quantità non c’è da preoccuparsi. In seguito, potrai affiancare ai cibi ricchi di ferro altri alimenti che contengano vitamina C: gli agrumi, le fragole e molti altri cibi che ne sono ricchi.

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  • Più che di prima pappa si dovrebbe parlare di primi assaggi, perché il bambino all’inizio di solito non assume che quantità minime di cibo solido.

    Il latte materno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è sufficiente a soddisfare tutti i bisogni nutrizionali fino almeno ai sei mesi compiuti; e anche in seguito rimane il cibo più nutriente che il bambino possa mangiare; avrai solo la necessità di aggiungere piccole quantità di altri alimenti.

    Nella seconda metà del primo anno il bambino comincerà ad aggiungere alla sua dieta a base di latte materno dei pasti solidi, via via più abbondanti; quindi, con l’inizio del settimo mese (ovvero al compimento del sesto), puoi cominciare ad offrire al bambino qualche assaggio di cibo solido.

    Ricordati di evitare, per il primo anno, latte vaccino, miele (può contenere – in rarissimi casi – delle spore pericolose per i bambini fino all’anno di vita), alimenti molto salati e quelli contenenti zucchero o dolcificanti artificiali.

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  • Uno dei miti del nostro tempo è che i bambini la notte si sveglino per poppare, come fosse una sorta di “vizio”, oppure perché hanno fame e il latte della mamma non li sazia più.

    Nessuna di queste convinzioni ha fondamento.

    I bambini semplicemente nei primi anni tendono a svegliarsi spesso la notte, a prescindere da come sono nutriti: i risvegli sono causati dall’immaturità del loro sistema nervoso, o spesso anche da fastidi tipici dei primi anni, come la dentizione.

    Se il bambino è allattato, quando si sveglia cercherà il seno della mamma per riaddormentarsi. Non si sveglia per poppare, bensì poppa per dormire una volta che si è svegliato.

    A volte il bambino che ha cominciato a mangiare cibi solidi aumenta la frequenza dei risvegli notturni. Questo può avvenire per un paio di motivi.

    In primo luogo, può darsi che ci sia un cibo che non tollera bene: prova a variare la sua dieta e vedere cosa succede, oppure a non offrirgli le pappe proprio prima di andare a dormire.

    Un altro motivo può essere che ha aumentato troppo la quota di pappe e diminuito troppo quella di latte materno: la notte si sveglia e cerca di recuperare la sua quota di latte, di cui ha bisogno per crescere bene e restare in salute. Se sospetti che tuo figlio si stia alimentando meno, prova a migliorare la qualità nutritiva dei cibi solidi che gli offri, e a procedere più lentamente, aumentando la quantità di latte che prende da te durante il giorno.

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  • Desideri allattare tuo figlio ancora per diverso tempo e sei preoccupata che il latte si esaurisca prima che tu e il tuo bambino siate pronti a farne a meno.

    Questo timore non trova riscontro nell’esperienza delle mamme: la produzione di latte, è vero, diminuisce in proporzione alla minor richiesta del bambino; ma questo non significa che la lattazione finisca. Il latte viene sempre prodotto nella quantità che viene rimossa dal seno, cioè per quello che al bambino serve in un dato momento.

    Le mamme che hanno smesso di allattare molto gradualmente hanno avuto latte disponibile anche quando, per lunghi periodi, il loro bambino poppava appena pochi minuti al giorno o magari saltuariamente e non tutti i giorni. Allo stesso tempo, queste mamme hanno potuto verificare che in caso di necessità, ad esempio se il bambino si ammalava, e riprendeva a poppare più spesso, la quantità aumentava di nuovo per adeguarsi al maggiore fabbisogno.

    Continuare ad offrire a tuo figlio il seno a richiesta è il modo migliore per avere sempre tanto latte quanto gliene occorre.

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  • Gli studi effettuati su allattamento e carie hanno appurato che il latte materno, di per sé, non aumenta il rischio che i denti si carino. Quindi puoi allattarlo serenamente se la notte ti chiede di poppare.

    Si è però visto che i residui di cibo fra i denti sono invece cariogeni, e ancora di più se sono cibi zuccherini. Se il bambino ha residui di cibo in bocca quando va a dormire, e poi assume anche latte materno, si è visto che questo “mix” favorisce la carie.

    Quindi per prevenire le carie è opportuno che tu abitui tuo figlio a pulirsi i dentini la sera, prima di andare a letto; poi potrai allattarlo quanto vuoi.

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