• di Anna Edgar , da New Beginnings, vol. 22 n. 2, Marzo-Aprile 2005, pp. 44-50 (rev. giugno 2018)

    Ti sei mai domandata come funzioni l’allattamento, questo meccanismo biologico messo a punto in milioni di anni dalla natura per garantire la salute e il nutrimento dei cuccioli umani? Come effettivamente il latte entri nei seni? Come questo meccanismo continui a ripetersi più e più volte? Che cosa si pensava su questo argomento nel passato? Che cosa ne sappiamo oggi? Questo articolo si occuperà di queste domande. Comprendere l’anatomia di un seno al lavoro, ci permette di apprezzare profondamente questo processo e di comprendere meglio le ragioni di alcune difficoltà comuni, nonché dei modi per superarle.

     

    Storia

    Da migliaia di anni l’anatomia e la fisiologia del seno suscitano interesse. Gli scritti medici più antichi sull’argomento risalgono all’antico Egitto. Questi testi descrivevano come stabilire se il latte della mamma fosse buono o cattivo e come incrementarne la produzione. Un autore raccomandava massaggi con emulsione di olio di pesce e lo “stare seduta con le gambe incrociate… frizionando i seni con una pianta di papavero” per incrementare il flusso del latte (Fildes, 1985). Una commentatrice moderna, Marilyn Yalom, scrive: “Entrambi i trattamenti avevano almeno il merito di rilassare la madre che allattava”, e avrebbero dovuto aiutarla a migliorare la funzione del riflesso d’emissione, ma probabilmente non hanno un effetto diretto sulla produzione di latte. Il medico Ippocrate (460-377 a.C.) credeva che il sangue mestruale in qualche modo si trasformasse in latte umano. Questa credenza durò fino al XVII secolo! Leonardo Da Vinci (1452-1519 d.C.), per esempio, nel suoi schizzi anatomici disegnò delle vene che collegavano l’utero e i seni.

    Anche il filosofo Aristotele (384-322 a.C.) ci ha lasciato riflessioni sull’allattamento nel suo Le parti deglianimali. Egli credeva che le donne di pelle più scura avessero un latte più salutare delle donne di pelle chiara e che i bambini che bevevano latte di una mamma più affettuosa (calda) sviluppassero denti in età più precoce (aveva torto su entrambe le ipotesi). Aristotele, inoltre, affermava che i neonati non dovessero bere colostro, un concetto errato che persiste ancora oggi in diverse culture.

    Commentando i rimedi per una bassa produzione di latte, Sorano, un ginecologo dell’antichità che esercitò la sua professione tra il 100 e il 140 circa dopo Cristo, pensava che massaggiare il seno e autoindurre il rutto avrebbe potuto essere d’aiuto, ma sconsigliava fermamente bevande mescolate con ceneri di gufi e pipistrelli bruciati.

    Dal 1500 gli anatomisti imboccarono il binario giusto. Impararono, sezionando cadaveri, che i seni erano composti da tessuto ghiandolare, il quale – essi concludevano – “trasforma in latte il sangue trasportato loro dalle vene” (Vesalius, De humanis corporis fabrica, 1543).

    Molti degli antichi scritti sull’allattamento riguardavano le balie: donne che allattavano e che venivano assunte per allattare il bambino di un’altra donna. La balia è menzionata nel Codice di Hammurabi (circa 1700 a.C.), nella Bibbia, nel Corano, negli scritti di Omero, per fare qualche esempio tra molti altri. Le opinioni su quale tipo di donne fossero le balie migliori specificavano ogni cosa, dal colore dei capelli all’aspetto del seno, al fatto che la donna avesse partorito un maschio o una femmina (Yalom 1997).

    Nel corso del 1700, i medici finalmente compresero che era più sano per una madre nutrire il suo bambino piuttosto che usare una balia, e che bere il colostro materno era un bene per i bambini (Riordan, 2005).

    Negli ultimi 50 anni, la scienza medica ha imparato moltissimo sul latte umano, particolarmente nell’area dell’immunologia. Noi ora sappiamo che il colostro è carico di anticorpi che proteggono i neonati dalle malattie, che il latte maturo ha un perfetto equilibrio di nutrienti per i bambini e che dopo il primo anno il latte ha una maggiore concentrazione di fattori immunitari, poiché il bambino più grandicello inizia a poppare di meno. Il latte prodotto dopo un parto prematuro è differente dal latte di madri i cui bambini sono nati a termine, e queste proprietà uniche sono vantaggiose. L’Arte dell’Allattamento Materno afferma: Ciascuna madre produce un latte unico… La composizione del tuo latte varia di giorno in giorno e nei diversi momenti della giornata… Il colostro che il tuo bambino riceve il primo giorno della sua vita è diverso dal colostro del secondo o terzo giorno. Il latte umano è una sostanza complessa e viva, è la chiave per una salute buona e per uno sviluppo ottimale dei cuccioli umani.

    Poiché il latte umano è così importante, è anche importante sapere come viene prodotto.

     

     

    Lo sviluppo del seno

    Lo sviluppo del seno inizia già nell’utero materno, sia nei feti di sesso maschile sia in quelli di sesso femminile. Tra la quarta e la settima settimana della vita embrionale, lo strato esterno della pelle inizia a ispessirsi lungo una linea che si estende dall’ascella all’inguine. Questa costituisce lo spartiacque mammario. Più tardi molta di questa “linea del latte” svanisce, ma una piccola parte rimane nel torace e forma da 16 a 24 “germogli” (papille) che si sviluppano in dotti e alveoli, gli acini che secernono e forniscono latte nel seno. All’inizio i dotti lattiferi si aprono in una piccola cavità sotto la pelle, ma presto dopo la nascita questa si trasforma nel capezzolo (Sadler 2000). Il capezzolo è circondato dall’areola. Le ghiandole mammarie, poi, rimangono inattive fino alla pubertà.

    Il successivo stadio dello sviluppo del seno inizia quando le bambine entrano nella pubertà, intorno ai 10-12 anni di età. I seni iniziano a crescere uno o due anni prima dell’arrivo della prima mestruazione. A ogni ciclo ovulatorio, il tessuto del seno cresce un po’ di più. La crescita è concentrata di più nel periodo dell’adolescenza, ma continua fino a circa 35 anni di età (Riordan 2005). Il seno non è considerato pienamente maturo, finché una donna non partorisce e non inizia a produrre latte (Love & Lindsey 1995). Il testo per operatori Allattamento al seno: il libro delle risposte spiega che un seno maturo è composto di; tessuto ghiandolare per produrre e trasportare latte; tessuto connettivo di sostegno; sangue, che fornisce i nutrienti necessari a fare il latte; linfa, il fluido che rimuove le sostanze di scarto attraverso il sistema linfatico del corpo; nervi, che inviano messaggi al cervello; e tessuto grasso per proteggere dai traumi (Mohrbacher & Stock 2005).

    Il tessuto ghiandolare è composto di alveoli, che secernono e conservano il latte finché le cellule muscolari circostanti lo spingono nei dottuli. I dottuli poi si uniscono a dotti più grandi, che sfociano in 5-10 aperture nel capezzolo sulla superficie dell’areola. Fino a poco tempo fa si credeva che il latte si immagazzinasse non solo negli alveoli, ma anche nei seni lattiferi (o cisterne), dilatazioni dei dotti situate proprio dietro i capezzoli. Invece recenti studi hanno mostrato che i seni lattiferi non sono strutture permanenti, ma solo una condizione dinamica dei dotti (Kent 2002). I dotti lattiferi si dilatano in risposta al riflesso d’emissione del latte, ma si restringono nuovamente quando la poppata è finita, e il latte "risale" indietro negli alveoli.

    Un modo per visualizzare le strutture del seno è disegnare un albero. Gli alveoli sono le foglie e i dotti sono i rami. Molti rami più piccoli si uniscono a pochi rami più grandi che infine diventano il tronco dell’albero. Analogamente, il seno è formato di unità chiamate lobi, ognuna composta da un singolo dotto più grande con molteplici dotti più piccoli e alveoli che confluiscono in esso. Diversi studiosi nel campo dell’allattamento affermavano che vi fossero approssimativamente da 15 a 20 lobi per seno, ma uno studio più recente suggerisce che il numero reale sia più vicino a 7-10 lobi per seno (Kent 2002).

    L’areola, l’area più scura che circonda il capezzolo, prende il suo colore dai molti capillari sotto pelle che portano sangue al capezzolo. Nell’areola ci sono ghiandole sebacee (che secernono una sostanza grassa per ammorbidire e proteggere la pelle), ghiandole sudorifere e ghiandole di Montgomery, che si pensa producano una sostanza che lubrifica il capezzolo e lo protegge dai germi.

     

     

    Gravidanza e Allattamento

    Gli ormoni della gravidanza, compresi gli estrogeni, il progesterone, la prolattina e altri, sono la causa di complessi cambiamenti nel seno. I vari ormoni giocano ognuno un ruolo specifico nel preparare il corpo all’allattamento. Il cambiamento del seno che la maggior parte delle donne osserva per primo si può riassumere in una sola parola: accrescimento.

    Durante il primo trimestre di gravidanza, i dotti e gli alveoli nel seno crescono rapidamente. I seni possono essere sensibili al tatto e la loro misura aumenta, in preparazione all’allattamento.

    Lattogenesi è il termine che indica l’origine o l’inizio della lattazione, e si evolve in tre stadi. La prima lattogenesi inizia circa 12 settimane prima del parto, quando le ghiandole mammarie iniziano a secernere colostro (non sempre in maniera percepibile dalla donna). La misura del seno aumenta ancora quando gli alveoli diventano pieni di colostro, ma la presenza di alti livelli dell’ormone progesterone nel sangue della madre inibisce la piena produzione di latte fino a dopo la nascita. La seconda lattogenesi inizia dopo la nascita, quando la placenta viene espulsa (secondamento). I livelli di progesterone precipitano, mentre i livelli di prolattina rimangono alti. La prolattina è l’ormone principale ai fini della lattazione, ed è a sua volta controllata da ormoni secreti dall’ipofisi, dalla tiroide, dalle surrenali, dalle ovaie e dal pancreas. I seni sono irrorati da un abbondante flusso sanguigno, che porta molto ossigeno. Due o tre giorni dopo il parto, il latte “arriva”. La quantità di latte prodotto aumenta rapidamente e la sua composizione gradualmente cambia da colostro a latte maturo. I livelli di sodiocloruro e proteine nel latte decrescono e i livelli di lattosio ed altri nutrienti aumentano. Gradualmente cambia il colore, dal giallo tipico del colostro ad un bianco opalescente. Dato che questo processo è controllato dagli ormoni, i seni iniziano a produrre latte sia che una madre stia allattando oppure no. A questo stadio della lattogenesi è importante allattare spesso (e/o estrarre il latte manualmente o con un tiralatte, se il bambino non può poppare bene), perché un allattamento frequente nella prima settimana dopo il parto sembra aumentare il numero di recettori della prolattina nel seno. Un compito del recettore è riconoscere e rispondere ad un ormone specifico. Avere più recettori della prolattina rende quindi il seno più sensibile alla prolattina, e i ricercatori credono che questo abbia effetto su quanto latte una madre produrrà nel corso del successivo stadio di lattogenesi. Il terzo stadio del processo di lattogenesi è anche conosciuto come galattopoiesi. Questo è lo stadio nel quale si stabilizza la produzione di latte maturo. In questo periodo la produzione di latte si sposta dal controllo endocrino a quello autocrino. Questo significa che il mantenimento della produzione di latte dipende più dalla rimozione effettiva del latte dai seni piuttosto che dagli ormoni che circolano nel sangue. In altre parole, l’elemento cruciale diviene il principio di “domanda e offerta”. Più una madre allatta, più latte produrrà. Se allatta poco, la produzione di latte rallenterà. Fisiologia e produzione di latte

    Capire come funzioni la produzione di latte può aiutare una madre ad essere sicura che il suo bambino stia assumendo al seno una quantità adeguata di latte. Per esempio, talvolta le madri sentono che i loro bambini hanno completamente svuotato il loro seno e che non c’è più latte disponibile, anche se il bambino vuole poppare. Sapere che nuovo latte viene costantemente prodotto negli alveoli darà alla madre la fiducia di cui necessita per attaccare il suo bambino al seno, anche quando esso appare “vuoto”. Uno studio dichiara che i bambini rimuovono una media di solo il 76% del latte disponibile dai seni, in un periodo di 24 ore (Hartmann et al. 1993).

    Svuotare i seni è ciò che aiuta la produzione di latte ad andare avanti. La suzione del bambino invia messaggi al cervello, che poi rilascia l’ormone ossitocina. L’ossitocina fa sì che le cellule muscolari intorno agli alveoli si contraggano, spingendo il latte attraverso i dotti fino al capezzolo. Questo movimento del latte lungo i dotti è chiamato riflesso d’emissione del latte. Le madri possono sperimentarlo come una sensazione di formicolio o un senso di liberazione (rilascio, allentamento) nel seno – che è il motivo per cui è anche chiamato “calata”. La calata svuota gli alveoli e rende il latte disponibile al bambino in prossimità del capezzolo. Quando gli alveoli sono vuoti, essi rispondono producendo più in fretta il latte. Recenti ricerche dimostrano che una speciale proteina nel latte umano, chiamata Fattore di Inibizione della Lattazione (FIL), regola la produzione di latte (Wilde 1995). Quando c’è molto latte nel seno, la proteina FIL inibisce, o ostacola, gli alveoli dal produrne di più. Quando il latte viene rimosso dal seno – e la FIL non è là a fermare la produzione di latte – gli alveoli si danno da fare e ne producono di più. Questo è il motivo per cui è importante offrire il seno spesso e incoraggiare il bambino a svuotare il seno il più possibile ai fini di un’efficace produzione di latte.

    Un’altra considerazione relativa alla produzione di latte è la capacità di stoccaggio del seno. Talvolta donne con il seno piccolo si preoccupano di non poter produrre latte sufficiente per i loro bambini, ma il processo di produzione di latte si adatta alla misura del seno. Seni molto piccoli possono non immagazzinare tanto latte tra le poppate quanto seni più grandi, ma se vengono svuotati spesso e molto, nell’arco di una giornata essi produrranno tanto latte quanto ne serve al bambino. Le donne con seni più grandi e una capacità di stoccaggio maggiore possono essere in grado di prolungare il tempo tra le poppate senza interferire con la loro produzione. In altre parole, le donne con seni più piccoli possono aver bisogno di offrire il seno più frequentemente, poiché i loro seni si riempiono più velocemente e la produzione di latte diminuisce quando gli alveoli sono pieni. Allattare a brevi intervalli non è solo un bene per la produzione, ma è anche un’abitudine salutare che aiuta le madri ad evitare dotti ostruiti e infezioni al seno.

     

     

    Una madre ha bisogno di sapere quanto latte possono immagazzinare i suoi seni, per sapere quanto spesso dovrebbe allattare il suo bambino?

    No. Bambini sani, capaci di poppare adeguatamente, prendono tanto latte quanto a loro necessario quando ne hanno bisogno, senza che le madri stiano a pensare molto all’intero processo. Ma sapere come funziona l’intero processo può aiutare una madre a risolvere alcune difficoltà che potrebbe avere con la produzione di latte. Può inoltre aiutarla a riflettere su alcuni dei miti e malintesi che le persone hanno sull’allattamento. Per esempio, saprà che non deve aspettare che i suoi seni “si riempiano” tra le poppate: dentro c’è sempre latte per il bambino e anzi, un seno rallenta la produzione via via che si riempie, quindi  è opportuno non lasciare che i seni si riempiano troppo. Saprà anche che, se il suo bambino appare affamato o sta attraversando uno scatto di crescita, allattare più spesso aumenterà la velocità della sua produzione lattea quasi istantaneamente.

     

     

    Come entrano le sostanze nel latte umano? Approfondire le conoscenze sulla lattazione aiuta la donna anche a capire come entrino nel latte umano le proteine del cibo, i contaminanti, i medicinali, ecc. Questo può aiutarla a prendere decisioni informate riguardo a che cosa espone il suo corpo quando sta allattando.

    Quando qualcuno assume farmaci o mangia cibi, le sostanze di solito vengono trasformate dall’apparato digerente e poi i componenti delle sostanze, ridotti in molecole, vengono assorbiti nel sangue. Quando queste molecole giungono ai capillari vicino al tessuto del seno, esse possono trasferirsi nel latte attraverso le cellule che rivestono gli alveoli, un meccanismo conosciuto come diffusione.

    Questo è il modo in cui gli ingredienti necessari a produrre latte entrano nel latte, ed anche il modo in cui alcuni farmaci ed altre sostanze estranee entrano nel latte. Ma molti fattori influenzano se o in quale quantità una sostanza effettivamente entrerà nel latte. Fra i lattociti (le cellule produttrici di latte) e le cellule che rivestono gli alveoli esistono dei varchi; secondo l’ampiezza di questi varchi, le sostanze verranno bloccate o lasciate passare. Il primo giorno dopo la nascita, questi varchi sono più ampi, il che significa che le sostanze passano piuttosto liberamente nel latte nei primi giorni di vita. Dopo pochi giorni, i varchi si chiudono. Da quel momento in poi è più difficile per le sostanze attraversare la barriera tra sangue e latte. Il processo di diffusione lascia che entrino più facilmente cose buone nel colostro e nel latte maturo, come per esempio gli anticorpi. Gli anticorpi sono un tipo di proteine che si trova nel sangue per aiutare il corpo a combattere le infezioni. Ne sono stati trovati in concentrazioni più grandi nel latte umano all’inizio e alla fine della lattazione. Un importante anticorpo, l’immunoglobulina A secretoria (SigA), è sia sintetizzata sia immagazzinata nel seno. La SigA è in buona compagnia, con circa 50 altri fattori antibatterici, molti dei quali entrano nel latte umano dal sangue materno (e questo numero non comprende i fattori che non sono stati ancora identificati!) Questo è uno dei grandi vantaggi dell’allattamento! Tutte le donne trasferiscono anticorpi ai loro bambini durante la gravidanza e la nascita, ma l’allattamento prolunga il periodo nel quale il corpo della madre aiuta a proteggere il bambino dalle malattie.

    Tuttavia, anche altre sostanze entrano nel seno tramite diffusione. Una credenza abbastanza comune sull’allattamento è che se le madri mangiano cibi che producono in lei gas (aria), come per esempio broccoli o cavoli, il bambino avrà coliche gassose. È vero? No. Il gas (aria) non può passare dal tratto intestinale della madre nel suo sangue e depositarsi nel seno pronto da bere per il suo bambino. Per contro, quando il cibo è digerito, alcune delle proteine entrano nel sangue e possono poi passare nel latte materno. Alcuni bambini possono essere sensibili a particolari proteine e reagire con coliche gassose e agitazione. Se un bambino ha una reazione evidente ogni volta che la madre mangia un certo cibo, lei può eliminare quel cibo dalla sua dieta, ma è importante ricordare che, per molti bambini agitati e sofferenti di coliche gassose, il problema deriva più spesso da altre motivazioni piuttosto che dal latte materno. Reazioni allergiche alle sostanze presenti nel latte materno possono anche comparire come problemi di pelle, respiratori e/o intestinali. Detto tutto questo, la madre che allatta dovrebbe generalmente sentirsi libera di mangiare qualsiasi cosa le piaccia ed essere sicura che la stragrande maggioranza dei bambini non ha alcun problema con le proteine dei cibi.

    Anche i farmaci che le madri assumono potrebbero passare nel latte, ma questo non è automatico né scontato. Secondo il dottor Thomas Hale, autore di Medications and Mothers’ Milk, ci sono diversi fattori che influenzano il trasferimento dei farmaci, o per meglio dire dei principi attivi che li compongono, nel latte. Un fattore importante e determinante è il livello di principio attivo nel sangue materno. Quando la concentrazione del principio attivo è alta nel sangue, una maggior quantità si diffonderà nel latte, dove la concentrazione del principio attivo è bassa. La diffusione cerca di mantenere la concentrazione di una sostanza uguale in entrambe le parti, qualunque sia la barriera tra di loro. Perciò, se la concentrazione di una sostanza nel sangue della madre inizia ad abbassarsi, le particelle della sostanza nel latte defluiranno, “in retromarcia”, nel sangue, e anche la concentrazione nel latte si abbasserà. Questo è un concettomolto importante da capire. Le madri talvolta pensano che, dopo aver bevuto un bicchiere di vino, l’alcool resti nel loro latte fino a quando non sia stato rimosso dal seno. Di conseguenza, possono esitare nell’allattare i loro bambini e decidere di estrarre invece il latte manualmente o con un tiralatte per poi buttarlo. In realtà, il livello di alcool nel latte si abbassa se si abbassa il livello nel sangue materno. Occorrono 2-3 ore per una donna di 55 Kg per eliminare dal suo corpo la quantità di alcool presente in un singolo bicchiere di vino o birra. Quando l’alcool viene eliminato dal suo sangue, se ne è andato anche dal latte. Altre considerazioni che influenzano quanto di un principio attivo entri nel latte materno includono il peso molecolare del principio attivo (ossia, quanto sia grande la molecola), la sua capacità di legarsi alle proteine e la solubilità lipidica (cioè nei grassi). Principi attivi con basso peso molecolare si trasferiscono nel latte più facilmente. Principi attivi che hanno alta capacità di legarsi alle proteine formano nel plasma agglomerati più grandi e sono quindi meno liberi di passare nel latte. Il latte umano contiene più lipidi che non il plasma, perciò i principi attivi che sono solubili nei grassi possono concentrarsi maggiormente nel latte. In Medications and Mothers' Milk, Hale scrive che la maggior parte delle sostanze terapeutiche è compatibile con l’allattamento. Quando un farmaco non lo fosse, è quasi sempre disponibile un farmaco alternativo. Come per tutte le questioni mediche, le donne vorranno consultarsi con i loro medici e con il pediatra.

    La scienza medica ora ha compreso più cose riguardo al processo fisico della lattazione. Sappiamo molto di più sulle strutture nel seno, e possediamo una grande quantità di informazioni utili su come quelle strutture lavorino per la produzione di latte. A confronto con le generazioni che ci hanno preceduto, noi abbiamo una buona comprensione di come le sostanze passino nel latte materno. Questo ci permette di avere più esperienze riuscite con l’allattamento e di risolvere meglio i problemi quando si presentano. E ci permette anche di apprezzare meglio il processo, quando le cose stanno procedendo senza intoppi! :-)

     

     Seno

    1       Cassa toracica

    2        Muscoli pettorali

    3        Lobuli

    4        Capezzolo

    5        Areola

    6        Dotto

    7        Tessuto adiposo

    8        Pelle

     

     

     

     (L'immagine è di Maksim - Wikimedia Commons) 

     

     

     

     

    Bibliografia 

    L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2018.
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    Altre informazioni sull’allattamento presso gli antichi Egizi in Da Mamma a Mamma n. 62/2000, pp. 17-19 “Non ho tolto il latte di bocca ai lattanti”.

    In Da Mamma a Mamma n. 77/2004, pp. 50-51 è possibile leggere la recensione del libro “Madre di latte. Latte e baliatico dall’antichità al XX secolo”.

    Per approfondimenti sull’alimentazione:

    Da Mamma a Mamma n. 59/2000, pp. 3-12 “Allergie e Allattamento al seno”, 

    Da Mamma a Mamma n. 65/2001, pp. 4-17 “Alimentazione materna in allattamento”

    L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2018

    Per approfondimenti sui farmaci: 

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2272_allegato.pdf

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2715_allegato.pdf;  

    Da Mamma a Mamma n. 54/1998-99, pp. 23-30 “Quando la mamma ha una malattia cronica”, 

    Da Mamma a Mamma n. 76/2004, pp. 5-14 “Il medico e noi: collaborare per avere il meglio”,

     L’arte dell’allattamento materno, La Leche League Italia, 2018

     

  • L’uomo è l’unico animale che consumi il latte di altre specie di animali e nell’età adulta. Nelle altre specie di mammiferi nessuna madre consuma latte: eppure tutte producono latte adatto ai bisogni dei loro piccoli. Esse ottengono tutti i nutrienti necessari per produrre il latte dalla loro alimentazione, e questo è senz’altro possibile anche per noi. È bene anche ricordarsi che ci sono popoli che tradizionalmente non consumano né latte né latticini: nella loro lingua la parola “latte” significa solo latte materno, e il concetto di latte di altri mammiferi come alimento è totalmente estraneo alla loro cultura.

    Latte e formaggi sono una parte importante della dieta di molti italiani. Non c’è bisogno di introdurre o di aumentare ulteriormente il loro consumo, specialmente se la mamma non li gradisce o non li tollera. In alcuni casi, il latte e i latticini che la madre consuma possono causare problemi di allergie e intolleranze al bambino. Questi alimenti possono anche essere eliminati dalla dieta; l’importante è fare attenzione ad assumere altre fonti di calcio.

    A tal proposito puoi consultare anche l’articolo Come posso essere sicura di assumere calcio a sufficienza, se non posso consumare latte e latticini?

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Pochi sono gli alimenti cui porre una particolare attenzione, nonostante abbondino i consigli e le proibizioni; infatti, ogni cultura ha i “suoi” alimenti proibiti in allattamento, spesso non vietati in un’altra. La chiave è naturalmente quella di non strafare con nessun alimento. La soluzione risiede nella varietà: se si varia, bisogna per forza diminuire le quantità di ogni singolo alimento.

    L’unica eccezione a questa regola è quando esiste il fondato sospetto che il cibo in questione possa causare allergie o intolleranze nella mamma o nel bambino. A volte i principali imputati sono proprio i cibi “preferiti”, o che sono consumati in quantità maggiori rispetto agli altri: spesso sono quelli implicati nelle allergie. In ogni caso sarà bene escludere l’alimento sospetto dalla dieta materna osservando le reazioni e cercare di reintrodurlo con gradualità dopo un certo lasso di tempo.

    Una modesta quantità di caffè (una-due tazzine al giorno) è solitamente ben tollerata dai bambini. È bene ricordare che la caffeina è presente anche in molte bevande (per esempio le le bevande industriali analcoliche), come anche che esistono sostanze analogamente eccitanti (la teina nel té, la teobromina nel cioccolato); non c’è un divieto assoluto a consumarle, però è valida la regola di limitarne il consumo totale.

    L’alcool è una sostanza che si trasferisce con rapidità ed efficacia nel latte materno, e quindi al bambino. Mezzo o un bicchiere di vino al giorno, consumati insieme al pasto hanno un effetto assai minore di qualcosa di più alcoolico consumato lontano dai pasti e sono solitamente permessi alla madre che allatta, anche se sarebbe più sicuro non assumerne affatto. La stessa regola vale per il consumo di birra, sfatando la vecchia e dannosa credenza che la birra faccia latte.

    Puoi approfondire questo argomento contattando una Consulente de La Leche League e consultando le pubblicazioni de La Leche League.

  • Non esistono cibi particolari che favoriscano la formazione del latte; questa è determinata dalla suzione del bambino. Il corpo della donna utilizza l’insieme degli alimenti consumati, integrandoli ad altri elementi nutritivi immagazzinati al suo interno, per produrre il latte. In effetti, ciò significa che il latte si forma sempre con componenti più o meno costanti, ma se la dieta della madre non è adeguata, in casi estremi, sarà lei a pagarne le spese. Si è visto che anche in condizioni al limite della malnutrizione, in paesi molto poveri, il latte prodotto dalla madre soddisfa comunque i bisogni del figlio per una crescita adeguata se l’allattamento è a richiesta. La stragrande maggioranza delle donne occidentali non ha problemi di questo genere.

    In sostanza, si è visto che non si deve mangiare per forza alcun alimento in particolare (e nemmeno bere litri di acqua!), specie se si tratta di qualcosa a cui la mamma non è abituata o che non le piace. Praticamente tutti gli elementi nutritivi si trovano in vari tipi di alimenti e se non si consuma un alimento che contiene elementi importanti, si può ottenere lo stesso elemento da uno o più cibi alternativi. Quindi, in una donna sana una dieta variata e bilanciata è importante non tanto per avere latte per il bambino, quanto per non incorrere in carenze nella donna stessa.

    In alcuni casi, per esempio se c’è un’intolleranza da parte della madre a latte e latticini, è bene che lei si assicuri un apporto adeguato di calcio da altre fonti nella propria dieta.

    Per approfondimenti:Bisogna bere latte per fare il latte?

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  • Molte donne si preoccupano di come tornare al loro peso pre-gravidanza nel più breve tempo possibile. Per ottenere questo e affinché l’utero torni al suo stato normale, possono essere necessari alcuni mesi e in certi casi anche più di un anno. Parte del peso che una donna acquisisce in gravidanza è “immagazzinato” per mettere a disposizione calorie extra, necessarie per l’allattamento, le quali vengono poi consumate con gradualità mentre la mamma nutre il bambino.

    È saggio aspettare fino a due mesi dopo il parto prima di iniziare programmi per la riduzione mirata del peso. Il tuo corpo, infatti, ha bisogno di tempo per recuperare energie dopo la fatica del parto e della gravidanza e per stabilire una buona produzione di latte. Molte mamme sono riuscite a perdere peso regolarmente semplicemente seguendo un regime dietetico “intelligente” durante l’allattamento.

    È opportuno che chiunque decida di seguire una dieta si rivolga al medico per verificare eventuali controindicazioni, o problemi di salute. Se stai allattando e desideri iniziare una qualsiasi dieta per dimagrire, ci sono numerosi fattori da tenere in considerazione.

    Una donna che sta allattando dovrebbe perdere peso lentamente. Un calo ponderale troppo rapido può rilasciare in circolazione sostanze tossiche (che prima erano immagazzinate nel grasso corporeo), che passerebbero facilmente nel latte. Ogni mamma, inoltre, necessita di abbastanza energia e nutrienti per essere in salute, attiva ed in grado di prendersi cura del bambino. Una donna che allatta non dovrebbe perdere più di 2 kg al mese.

    Per una donna che sta allattando sarebbe opportuno condurre una dieta bilanciata e varia che comprenda i principali carboidrati complessi (che si trovano nei cereali, nelle patate, ecc.), la frutta e le verdure, i cibi proteici, e solo pochi grassi e carboidrati raffinati.

    Per approfondimenti:

    Qual è la dieta ideale per la donna che allatta?

    Qualche consiglio più specifico (valido per dimagrire, ma non solo!):

    • Variare la dieta.
    • Consumare una buona quantità di frutta e verdure di stagione, possibilmente prodotti locali, che non provengano da lontano.
    • Mangiare una porzione cotta e una cruda di verdure a pranzo e altrettanto a cena.
    • Cercare di mangiare le verdure crude; altrimenti, cuocerle il meno possibile, e in poca acqua di cottura che si può far riassorbire o riutilizzare. In questo modo si risparmia tempo e si preserva il contenuto di vitamine.
    • Non aggiungere grassi alla dieta, o utilizzarne solo una quantità ridotta e misurata. Ridurre il condimento dell’insalata. Il succo di limone e il sale aromatizzato sono ottimi per condire le verdure vegetali.
    • Preferire i grassi insaturi (oli vegetali spremuti a freddo e usati possibilmente a crudo) a quelli saturi (grassi animali, burro, margarina). Eliminare il grasso visibile dalle carni ed evitare i tagli di carni grasse.
    • Cercare di mangiare la minor quantità possibile di cibi raffinati o lavorati. Sostituire la farina bianca con quella integrale - non solo contiene più fattori nutritivi, ma anche sazia di più; lo stesso avviene se si sostituisce alla pasta i cereali integrali. Evitare il più possibile i formaggini e i cibi a lunga conservazione o molto lavorati industrialmente.
    • Ridurre gli zuccheri. Anche lo zucchero integrale di canna e il miele contengono calorie di cui non c’è bisogno.
    • Non mangiare dolci e dessert se non in occasioni speciali. Come dessert la frutta è migliore, oltre ad essere un ottimo spuntino a metà mattina o a merenda.
    • Usare latte scremato al posto di quello intero o parzialmente scremato. Lo stesso vale per lo yogurt.
    • Una passeggiata di mezz’ora una o due volte al giorno è un ottimo esercizio fisico e contribuirà a tenere su il morale, inoltre brucerà diverse calorie se fatta con un buon passo. Farà bene alla mamma e al bambino stare all’aria aperta. È possibile fare ginnastica a casa, con o senza il bambino, e spesso ci sono occasioni per attività sportive nei paraggi. In molte città ci sono anche corsi per mamme con i loro bambini, e perfino corsi di ginnastica con il passeggino!

    Ricordati che hai impiegato nove mesi per aumentare di peso. Concediti almeno altrettanto tempo per perderlo lentamente e con costanza.

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  • In tutte le specie di mammiferi gli individui adulti si procurano il calcio necessario da altri cibi che non siano i latticini; anche per l’essere umano questo è possibile.

    Naturalmente il calcio è sempre un elemento importante di una dieta equilibrata. Latte e latticini sono una fonte importante di calcio nella dieta tradizionale italiana; ma questi alimenti non hanno sempre occupato il ruolo attuale, ed esistono altre fonti validissime, tra cui:

    • Latte di altri animali: molti bambini che hanno intolleranze che portano la mamma a rinunciare al latte e ai formaggi vaccini, non hanno invece la stessa sensibilità nei confronti del latte di pecora o di capra e dei relativi formaggi.
    • Pesce con le spine: molte donne si assicurano una ricca fonte di calcio consumando pesci tipo salmone o sgombro in scatola, comprese anche le spine che, grazie alla lavorazione, diventano molto facili da masticare. Anche la pasta d’acciughe prodotta da acciughe intere (anche casalinga) contiene un’alta percentuale di calcio.
    • I cibi non raffinati (integrali), in particolare i farinacei, forniscono quantità di calcio maggiori dei cibi raffinati. Le verdure verdi ne sono ricche ed altre verdure contengono piccole quantità di calcio che, sommate a tutte le altre fonti di calcio nella dieta, diventano considerevoli.
    • I semi oleosi e la frutta secca (es. mandorle, noci, nocciole, fichi secchi) che contengono calcio in buone quantità, vengono consigliati spesso alle mamme che allattano. Può essere utile non esagerare con le quantità se si desidera dimagrire, perché contengono molti grassi!
    • In molte zone d’Italia l’acqua è ricca di calcio, in una forma che il corpo può utilizzare e semplicemente bevendo un litro e mezzo, due litri d’acqua del rubinetto al giorno ci si può assicurare quasi la metà del fabbisogno giornaliero di calcio (ed è da sfatare il mito che l'acqua del rubinetto concorre a formare calcoli ai reni).

    Diversi cibi tradizionalmente raccomandati in allattamento lo sono perché possono essere ricchi in calcio; per esempio, il brodo di gallina, cotto bene e a lungo in modo di far ammorbidire le ossa. In diverse parti del mondo, i popoli che tradizionalmente non consumano latticini (o ne usano solo piccole quantità) utilizzano altre fonti vegetali o altri modi per aggiungere minerali al cibo e arricchirlo di calcio, per esempio:

    • Il sesamo ne è molto ricco, e oltre al consumo in semi si trova per esempio come tahin (pasta di semi di sesamo) e gomasio (un sostituto del sale che contiene sesamo e sale). I semi, che si possono aggiungere a molti alimenti, devono essere masticati molto bene per rendere pienamente biodisponibile il calcio.
    • Il tofu, o formaggio di soia, spesso è cagliato utilizzando una sostanza ricca di calcio, ed è un componente tradizionale dell’alimentazione in Giappone e Cina, sempre più facilmente reperibile anche da noi.
    • L’uso abituale di alcuni tipi di alghe (ad esempio la wakame), di condimenti quali il miso e il tamari o lo shoyu possono anch’essi contribuire ad arricchire la nostra alimentazione di calcio e di molti altri minerali utili alla mamma che allatta.

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  • Alcune componenti del latte sono praticamente inalterate da una poppata all’altra e da una donna all’altra; altre invece variano, non sempre a causa della dieta materna. Questo assicura nell’arco della giornata un’alimentazione appropriata per una crescita sana e uno sviluppo ottimale del bambino. Sappiamo per esempio che il tipo di grassi nel latte materno è facilmente collegabile al tipo di grassi che la madre consuma, ma l’apporto calorico totale del latte materno subisce poche variazioni. Se il bambino è allattato a richiesta, può regolare da sé il consumo di calorie per soddisfare i suoi bisogni.

    Il bambino si abitua gradualmente al sapore dei cibi mangiati in famiglia, perché li assaggia prima tramite il liquido amniotico e poi tramite il latte materno. Molti dei nostri pregiudizi che determinano preferenze o divieti sono culturali; infatti, alimenti considerati inadatti o anche nocivi in alcune culture, in altre sono normalmente raccomandati alle madri che allattano.

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  • Le sostanze contenute nel tuo latte rivestono l'interno dell'intestino del bambino, impedendo che microscopiche particelle di cibo penetrino nel suo sangue. Se passano nel sangue (cosa più frequente nel bambino nutrito artificialmente), i globuli bianchi possono trattare queste piccole particelle di cibo come sostanze estranee e attaccarle provocando dolorose e dannose reazioni allergiche, come diarrea, infiammazioni nella "zona pannolino", al naso o agli occhi, eruzioni cutanee ed eczema, oppure possono rendere il bambino irrequieto e insonne.

    Se a te o ad altri membri della famiglia materna e paterna sono state diagnosticate delle allergie, è bene evitare i cibi a cui sapete di essere sensibili, fin da quando il bambino è ancora piccolo. È utile anche allattare frequentemente.

    Per esempio, se hai problemi con i latticini, le proteine del latte vaccino presenti nel tuo latte possono causare problemi anche al tuo bambino. Ci sono tuttavia buone probabilità che il bambino allattato non sviluppi in seguito intolleranze a questi cibi. Questo perché l'allattamento diminuisce le possibilità che il bambino diventi sensibile agli allergeni. Gli allergeni più comuni comprendono latticini, frumento, agrumi, grano, nocciole e molluschi. Prova ad eliminarli dalla tua dieta, uno per volta, e vedi se lo stato di salute del tuo bambino migliora. Possono essere necessari fino a dieci giorni per eliminarne ogni traccia dal suo organismo. Se tu o il bambino state assumendo integratori di vitamine o di minerali, il bambino potrebbe essere sensibile al ferro, o a conservanti e coloranti in essi contenuti. Gli integratori di vitamine e fluoro non sono più consigliati per bambini al di sotto dei sei mesi.

    Sebbene non sia un allergene, la caffeina può rendere il bambino irrequieto e insonne. Puoi diminuire il consumo di caffè, tè e cioccolato e vedere se la situazione migliora.

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  • Da sempre si sente dire che la madre che allatta dovrebbe mangiare per due. Si vedono pubblicità di integratori per mamme che allattano, con l’intento dichiarato di assicurarsi che la mamma che allatta stia assumendo abbastanza nutrienti per produrre un latte che contenga tutte le sostanze necessarie per crescere un bambino sano. L’implicazione è che le mamme debbano assumere questi prodotti per essere sicure che il latte sia abbastanza nutriente. È vero? Gli integratori sono veramente necessari?

    La risposta è che la stragrande maggioranza delle donne riesce ad ottenere tutto ciò di cui ha bisogno con una dieta sana. In alcuni casi però, dove per qualche motivo la salute della madre non è buona o dove la dieta è carente di alcuni elementi nutritivi, è utile integrare con gli elementi mancanti, dopo una valutazione accurata da parte del medico curante.

    Gli integratori vengono anche raccomandati per aumentare la produzione di latte, che aumenta in realtà unicamente aumentando la stimolazione del seno e dell’ipofisi più volte al giorno. Investire soldi negli integratori sperando che miracolosamente aumenti la produzione di latte o che renda disponibili tutti i nutrienti necessari a produrre un latte “buono” è un comportamento indotto dal marketing.

    Per approfondimenti:

    Anatomia di un seno al lavoro

     

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  • Di solito la risposta a questa domanda è sì. Non sarebbe poi una brutta idea, naturalmente, cercare di migliorare la dieta! La stragrande maggioranza delle donne che allattano nel mondo segue diete che non sono perfette. Il concetto di “perfetto” può variare da donna a donna, da famiglia a famiglia, da cultura a cultura e anche in rapporto alla situazione economica, alla religione e alla stagione.

    Eppure, quasi sempre, in tutto il mondo, e in tutte le epoche, anche in situazioni di privazioni evidenti, il latte che la mamma produce fa crescere bene il bambino. La sopravvivenza dei piccoli è sempre al primo posto nelle leggi della natura e quindi se l’alimentazione è in qualche modo carente, le risorse necessarie sono attinte dalle riserve materne; poiché la salute della donna trae molti benefici dall’allattamento, perché non migliorarla ulteriormente con un’alimentazione più sana?

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  • Una dieta vegetariana che comprenda latticini e/o uova non presenta problemi per l’allattamento. Quando la dieta non contiene nessun prodotto di derivazione animale, come nel caso di alcuni tipi di diete vegan e macrobiotiche, è bene assicurarsi che il fabbisogno di vitamina B12 sia soddisfatto. Questa vitamina è principalmente derivata da cibi animali e i segni di carenza nel latte non sono sempre preceduti da segni di carenza nella madre. In questo caso è necessario l’uso di integratori contenenti la vitamina B12.

    Le ricerche hanno dimostrato che il latte di donne vegetariane tende ad avere un tasso più basso di inquinanti ambientali, come i PCB, in confronto al latte di altre donne. Gli inquinanti ambientali sono immagazzinati principalmente nei tessuti adiposi, e le diete vegetariane tendono a contenere meno grassi in confronto a diete che contengano più prodotti animali.

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  • La dieta ideale per la donna che allatta è semplicemente la dieta ottimale per tutti gli esseri umani. Nella realtà di tutti i giorni, poi, la maggior parte di noi ha abitudini alimentari “non perfette”, ma comunque abbastanza adeguate; quindi è importante ricordare che la donna che non segua rigorosamente un’alimentazione secondo le indicazioni che seguono, può benissimo allattare con successo. In tutto il mondo le donne allattano pur non seguendo diete ottimali, eppure, quasi sempre, i loro figli crescono adeguatamente e ricevono tanti benefici per la loro salute dall’allattamento. L’allattamento è un meccanismo che la natura ha programmato in modo che funzioni anche in situazioni di stress e privazioni di vario genere. Naturalmente, una buona alimentazione aiuta la madre a tutelare la propria salute, fattore molto importante da tenere in considerazione.

    In linea di massima e come principio generale, la dieta sana, sia per la mamma che allatta sia per la maggior parte delle altre persone, è la stessa: varia, equilibrata e naturale. Le variazioni individuali esistono in tutti i casi.

    Varia significa che è bene includere nella dieta un assortimento di alimenti di tipi diversi, senza eccezioni particolari tranne nel caso di sensibilità specifiche. In ogni caso, se la dieta varia da pasto a pasto, da giorno a giorno e da stagione a stagione, includendo i differenti tipi di alimenti ogni giorno, gli effetti che potrebbero essere causati dall’assunzione continuata e abbondante di un determinato cibo vengono minimizzati.

    Ecco i gruppi principali di alimenti che fanno parte della nostra alimentazione quotidiana, con alcuni suggerimenti su come variare la dieta:

    • Verdure fresche (preferibilmente di stagione) di tutti i tipi, consumate crude e cotte, senza particolari eccezioni;
    • Cereali diversi (grano, riso, granoturco, orzo, miglio, ecc.) preferibilmente integrali, nelle varie forme, interi e spezzati, nonché semolino e farina (e prodotti derivati, come pane e pasta);
    • Alimenti proteici di origine animale (latte e formaggi, uova, carne e pesce) e/o vegetale (lenticchie, fagioli, soia, ecc.);
    • Frutta (fresca e secca) di tutti i tipi;
    • Piccole quantità di grassi, preferibilmente crudi e dando la preferenza agli oli vegetali spremuti a freddo.

    L’equilibrio della dieta si raggiunge grazie anche alla varietà, cercando di utilizzare diversi tipi di alimenti e variando tra i cibi all’interno di ogni gruppo. Una dieta composta da un po’ di tutto è più facilmente equilibrata di una dieta monotona. Inoltre alcuni alimenti si completano a vicenda, come ad esempio nel caso della ben conosciuta complementarità di legumi e cereali integrali, che se mangiati insieme sono perfettamente bilanciati nell’apporto proteico.

    Infine, molte vitamine e minerali non sono utilizzabili al meglio dal nostro corpo se non sono presenti contemporaneamente altre vitamine e minerali (ad esempio, il ferro viene meglio assimilato in presenza di vitamina C). D’altra parte, un eccesso di alcuni fattori nutritivi, per esempio un eccesso di proteine (in particolare di origine animale), porta il corpo a eliminare quantità maggiori di vitamine e minerali nelle urine.

     La parola “naturale” può avere molti significati.

    • I cibi freschi non solo hanno un gusto migliore, ma forniscono più vitamine, sono meno soggetti a processi ossidativi (rancidità) o danni dovuti ad una conservazione in condizioni non ideali (ad esempio crescita di miceti (muffe) con conseguente produzione di aflatossine. Meno tempo passa tra la raccolta del cibo e l’utilizzo alimentare, tra la macinazione del grano e il consumo della farina, tra la spremitura dell’olio e il suo uso, più sano è il cibo.
    • Senza l’aggiunta di conservanti e coloranti artificiali. L’uso di conservanti allunga la vita commerciale dell’alimento, ma spesso semplicemente nasconde ai nostri sensi gli effetti dei processi naturali di deperimento. Il conservante stesso non giova alla nostra salute, e il cibo è comunque meno nutriente di quello fresco. Gli aromi e i coloranti hanno anch’essi un’utilità commerciale, quando si vuole mantenere una caratteristica attraente per un cibo che rimane confezionato per un certo tempo, prima di essere trasportato, messo in vendita, portato a casa e consumato. Esistono altri additivi, usati allo scopo di ottenere maggiore morbidezza, o friabilità, o di esaltare i sapori; non sempre causano reazioni, tuttavia sono indice del fatto che il cibo è stato comunque lavorato rispetto al suo stato originario.
    • Un alimento integrale è quello che ha subito poca lavorazione; conserva tutti gli elementi presenti in origine, non vengono eliminate parti, non viene “raffinato”. Siamo abituati a mangiare pane e pasta prodotti da farina bianca di grano, da cui sono stati eliminati la crusca e il germe; riso bianco e brillato; sale e zucchero bianco raffinato; oli raffinati con il calore o con procedimenti chimici. Spesso i cibi prodotti con queste farine vengono arricchiti con alcune delle stesse sostanze (solitamente vitamine) che il cibo ha perso durante questa raffinazione! Inoltre, negli ultimi anni sono aumentate le nostre conoscenze sull’importanza delle fibre alimentari (necessarie alla salute del nostro intestino), che vengono eliminate anch’esse durante la raffinazione.

    I cibi contengono meno sostanze inquinanti quando sono coltivati in situazioni che limitino l’utilizzo di pesticidi, insetticidi, concimi chimici ecc.

    Ovviamente, la dieta “ideale” è soggetta a variazioni regionali e culturali, preferenze personali e cambiamenti stagionali, quindi le diete di due donne che allattano potrebbero essere molto diverse fra loro, eppure entrambe perfettamente adeguate: la chiave è nella varietà e genuinità dei cibi. In pratica, questo significa che le mamme che allattano possono mangiare come hanno sempre fatto in precedenza, al limite migliorando l’alimentazione per assicurarsi una dieta ben equilibrata, adeguata e sana. Può essere un’ottima occasione per migliorare l’alimentazione di tutta la famiglia, in vista del fatto che dopo pochi mesi anche il figlio inizierà a mangiare con i genitori: quale modo migliore per insegnare abitudini alimentari sane?

    Inoltre è facile andare al mercato o al supermercato e guardarsi intorno, ed è raro non trovare una buona selezione di prodotti alimentari. In molte città ci sono anche negozi o aziende che vendono cibi biologici e integrali. Non limitarti ai cibi e piatti che conosci già! Si può sperimentare con cereali, verdure, frutta e fonti proteiche diverse, cercando nuovi metodi di preparazione di cottura e di combinazioni. Spesso la preparazione più semplice è anche quella più gustosa. Sono disponibili anche molti libri di cucina con idee per utilizzare in modo diverso i cibi che conosciamo, e per preparare alimenti nuovi. Il limite è dettato solo dalla tua fantasia!

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  • Dipende da quante riserve il tuo corpo ha accumulato e dal tuo livello di attività. Mentre spesso si raccomanda alla donna che allatta di consumare 500 calorie al giorno in più rispetto al suo consumo pre-gravidanza, le ricerche indicano che questo potrebbe essere troppo per alcune donne, mentre in altri casi potrebbe non essere sufficiente.

    La donna che allatta ha bisogno di aumentare, seppure in minima parte, non solo l’apporto calorico ma l’intero apporto nutritivo, per soddisfare la richiesta aggiuntiva dovuta alla sintesi del latte. Conducendo una dieta equilibrata, l’aumento di calorie si accompagnerà anche all’aumento di tutti gli altri elementi nutritivi.

    E l’aumento del tuo appetito ti permetterà di regolarti sull’aumento delle quantità.

    Poiché la maggior parte delle donne alla fine della gravidanza ha alcuni chili in più che andranno smaltiti gradualmente durante l’allattamento (probabilmente la natura provvede alle scorte di grasso proprio per questo motivo), non c’è bisogno che la richiesta di calorie in più sia soddisfatta totalmente dalla tua dieta.

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  • In genere è sufficiente bere abbastanza da soddisfare la sete e assicurarsi che le urine non siano troppo scure. Di solito, una donna che allatta sente subito sete quando inizia la poppata e se fa in modo di avere sempre un bicchiere (o una bottiglietta) d’acqua vicino a sé in questi momenti, soddisfa gran parte del suo bisogno d’acqua. Bere troppo non solo può essere sgradevole, ma non serve ad aumentare la produzione di latte.

    Le tisane sono per molte donne un piacevole modo di aggiungere liquidi alla dieta, ma se il bambino non svuota regolarmente il seno, non possono di per sé far aumentare la produzione di latte. Leggi l’articolo Anatomia di un seno al lavoro. Dosi eccessive di tisane possono al contrario comportare rischi per la salute della madre e del bambino; contengono sostanze neurologicamente attive e vanno utilizzate con cautela.

    Per tutte le bevande è utile considerare la quantità e il tipo delle altre sostanze presenti, come per esempio zuccheri, gas disciolti, eccitanti, aromi e coloranti, sia per l’effetto sul bambino che sulla madre.

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